11 MAGGIO

SANT'ANTIMO PRETE E MARTIRE

MEMORIA LITURGICA 

La storia ci narra che la vita di S. Antimo si svolge nel III sec., di preciso non si sa dove e quando sia nato, ci sono diverse correnti di pensiero a riguardo: la maggior parte degli scrittori riferiscono sia nato in Asia Minore, altri attribuiscono i suoi natali nel Lazio, nei dintorni di Roma, e che sia stato mandato in Asia in esilio e successivamente in carcere.

Antimo era un Sacerdote, e nei primi secoli della storia della Chiesa, i successori di Cristo, i Cristiani, venivano perseguitati e condannati a morte, per volere degli imperatori e dei consoli.

La vita religiosa di S.Antimo vede al suo fianco il diacono Sisinio, col quale diffondeva la dottrina cristiana; scoperto dal proconsole romano, insieme ai suoi compagni, fu condotto in Asia Minore, destinato al carcere. Quella terra era sotto il dominio di Roma, dove comandava il Proconsole Piniano.

Questi era sposa di Lucina, si narra che da bambina fosse stata battezzata forse dallo stesso S. Antimo.

Piniano aveva un animo buono e mite, nonostante avesse coadiuvato il suo consigliere Cheremone nel perseguitare i Cristiani; Piniano cadde gravemente ammalato e non ci furono né medici né medicine che avessero potuto guarirlo. Lucina, immersa nel più profondo dolore per la malattia dello sposo, e vedendo che nessuno sapeva portare rimedio all’ infermità di lui, attribuì la malattia ad un castigo di Dio.

 Pensò che soltanto i confessori della fede avrebbero potuto apportare la guarigione al suo sposo, per cui mandò subito a chiamare nel carcere S. Antimo e Sisinio.

Antimo accorse e,solo alla promessa che Piniano si sarebbe convertito al cristianesimo, a nome di Dio, compì un miracolo guarendolo dalla terribile malattia. La miracolosa guarigione e confessione recarono grandi benefici alla Chiesa dell’ Asia: Infatti furono scarcerati e richiamati dall’esilio molti Vescovi, Sacerdoti e Cristiani, i quali, aiutati con ogni mezzo da Piniano, poterono ritornare alle loro sedi e alle loro case, godendo un periodo di pace e di libertà.

Il proconsole Piniano dopo la guarigione rimase un altro anno in Asia e poi volle tornare a Roma conducendo con sé il nostro protettore S. Antimo.

Notizie storiche riferiscono che S. Antimo fosse ospitato in una villa al XII miglio della Via Salaria dove continuò a praticare attività di proselitismo, convertendo al cristianesimo un sacerdote del dio Silvano e inducendolo a distruggerne un idolo. Per questo motivo fu denunciato al proconsole Prisco, che ordinò che venisse letteralmente gettato nel Tevere con un sasso legato al collo; secondo il volere di Dio, un angelo da Egli mandato scese dal cielo a liberarlo.

 Il proconsole Prisco, indignato per la miracolosa liberazione, arse di più furioso odio contro S. Antimo e ordinò che fosse legato e torturato per tre giorni sopra un tavolo cosparso di punte acuminate; al termine delle torture lo condannò alla  decapitazione.

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